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Una pura formalità – Giuseppe Tornatore

novembre 15, 2010

Martedì 16 novembre, terzo appuntamento con la rassegna “L’incredibile realtà dell’apparenza” curata da Roberto Ferretti, nell’ambito della Stagione cinematografica 2010-2011 del Comune di Senigallia e del circolo cinematografico Linea d’ombra. Il film in proiezione alle 21.15 è “Una pura formalità” (1994), diretto da Giuseppe Tornatore. L’inizio delle proiezioni è alle 21.15.

Il cast impegnato è di notevole livello e la pellicola gioca sulla capacità del linguaggio cinematografico di dire il vero o mentire e sulla convenzione “morale” tra regista-narratore e spettatore. In questa pellicola, l’esplorazione del confine tra ciò che è e ciò che sembra, calata nell’ambito di un’investigazione poliziesca, arriva imprevedibilmente a livelli di notevole fascino speculativo. Spaesato e apparentemente in preda ad amnesia, il noto scrittore Onoff (Gerard Depardieu doppiato da Corrado Pani) viene trovato a correre lungo una stradina di campagna in una notte di pioggia, proprio nei dintorni di un posto in cui è stato commesso un omicidio. Onoff viene dunque sottoposto a interrogatorio dal commissario di polizia (Roman Polanski doppiato da Leo Gullotta). Il verbalizzatore è interpretato da Sergio Rubini. Le musiche sono di Ennio Morricone.

Opera sul confine labile tra facce di una stessa medaglia e dettagli o verità solo evocate, il film è stato presentato a Cannes.

La rassegna “L’incredibile realtà dell’apparenza”, a cura di Roberto Ferretti, prosegue il 23 novembre con “La doppia ora” (2009), diretto dal marchigiano Giuseppe Capotondi e si conclude il 30 novembre con “Una giornata particolare” (1977), film tra i più belli e compiuti di Ettore Scola.

Roberto Ferretti, senigalliese, si occupa professionalmente da oltre un quindicennio di cultura cinematografica. Laureato al Dams e diplomato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, Ferretti è un critico, pubblicista e docente di cinema e semiotica al Centro Sperimentale di Design di Ancona. Ha vinto il premio Pasinetti per la saggistica.

L’incredibile realtà dell’apparenza

ottobre 29, 2010

Cari amici, diamo inizio alla nuova stagione approfittando della presenza e dell’affabilità di uno dei più grandi esperti di cinema del territoriomarchigiano: il critico cinematografico Roberto Ferretti. Qui di seguito troverete la presentazione dei temi della rassegna che animerà tutti i martedì di novembre, scritta dallo stesso Roberto. Ci vediamo martedì 2 novembre alle ore 21.15 alla Piccola Fenice. L’ingresso è con le solite modalità: la tessera annuale è di 5 euro e dà diritto ad entrare gratuitamente a tutte le proiezioni.

 

L’INCREDIBILE REALTA’ DELL’APPARENZA.

Quattro passi a tema, più uno, nel cinema italiano

 

a cura di Roberto Ferretti

Critico, pubblicista e docente di Cinema, Roberto Ferretti si occupa professionalmente di cultura cinematografica da oltre un quindicennio. Laureato con lode in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, ha conseguito qualifiche professionali di settore e vinto, durante la frequenza della Scuola Nazionale di Cinema, il Premio “Pasinetti” per la saggistica. Musicologo in ambito cine-musicale, insegna Semiotica al Centro Sperimentale di Design di Ancona.

 

Presentazione del curatore

Tanto cinema, soprattutto contemporaneo, è dominato dal tema “filosofico” e intrinsecamente cinematografico della dialettica realtà/apparenza. Al riguardo, questa rassegna circoscritta a cinque titoli, compresi fra il 1966 e il 2009, intende focalizzare l’attenzione sulla produzione italiana. La quale in proposito è solitamente trascurata, nonostante L’invenzione di Morel, opera d’esordio nel 1974 di Emidio Greco, abbia aperto di fatto la strada, in maniera pionieristica, ai numerosi film sulla “realtà virtuale” che sarebbero apparsi in seguito (compreso Nirvana – 1997 – di Gabriele Salvatores, non incluso nella cinquina selezionata).

Questo del “virtuale” è, però, soltanto uno dei lati da cui il cinema italiano ha esplorato la questione. Otto anni prima de L’invenzione di Morel, per esempio, Michelangelo Antonioni aveva realizzato Blow-up, dove la situazione concettuale risulta ribaltata rispetto al lungometraggio di Greco. In quest’ultimo infatti la “realtà” che appare al protagonista, naufrago su un’isola enigmatica quanto i fatti che vi accadono, non è altro che il frutto di una “finzione” perpetua e pervasiva (come del resto avviene tematicamente anche in Matrix dei fratelli Wachowski, arcinota trilogia statunitense – 1999-2003 – che peraltro ben poco, nel bene e nel male, ha in comune col film italiano). Nel caso di Antonioni invece ci si limita a constatare, seguendo le ossessioni di un fotografo, che solo illusoriamente una registrazione meccanica della realtà, fotografica, cinematografica o quant’altro essa sia, può “testimoniare” l’esistenza sicura di un qualsivoglia dato reale.

Il conflitto fra realtà e apparenza, comunque, non passa sempre e necessariamente attraverso una tematizzazione esplicita del cinema in quanto “registratore oggettivo” o presunto tale della realtà, ma può anche essere affrontato riferendosi più allusivamente al mezzo cinematografico, inteso non tanto come macchina o dispositivo tecnologico quanto come linguaggio. Che proprio in quanto tale è in grado, strumento eminente di manipolazione del dato reale, sia di dire il vero che di mentire, mandando così in frantumi quella pretesa e indubitabile “oggettività” rappresentativa che, invece, è frutto di una semplice convenzione “morale” tra regista-narratore e spettatore.

Di tutto questo, in filigrana e al di là delle apparenze, si occupa con grande efficacia nel 1994 Una pura formalità di Giuseppe Tornatore, facendo rivivere allo spettatore sulla sua pelle quello che il protagonista esperisce nella finzione filmica. Dove l’esplorazione del confine tra ciò che è e ciò che sembra, calata nell’ambito di un’investigazione poliziesca, arriva imprevedibilmente a livelli di notevole fascino speculativo. In questo senso, pur collocandosi su un piano meno “filosofico” di quello di Tornatore, simile è, un quindicennio dopo, l’esito del recente La doppia ora (2009), diretto dal marchigiano Giuseppe Capotondi. Un lavoro che raggiunge come thriller psicologico risultati di una certa efficacia, collocandosi, anch’esso, sulla stessa falsariga del filo rosso accomunante, in maniera diversa, tutte le pellicole della rassegna.

La quale prevede anche (questa la ragione di quel “più uno” nel titolo) la riproposta di una pellicola che apparentemente nulla, ma solo a prima vista, sembra avere in comune con le altre in programma. Si tratta di Una giornata particolare di Ettore Scola, del 1977, che – nel suo essere tra l’altro uno dei più bei film d’ambientazione fascista, oltre che opera fra le più felici e compiute dell’autore – è legato a doppia mandata al nostro tema. Perché la riflessione sul problema “realtà-apparenza” non riguarda soltanto il piano “psicologico-esistenziale” della vita, ma investe anche questioni “politiche”, oggi più che mai attuali, strettamente attinenti alla sfera dei media e della libertà d’informazione. E in tal senso, nel mostrare la “realtà virtuale” creata a suo uso e consumo dalla propaganda, proprio questo al di là delle metafore ci ricorda appunto il film di Scola, a conclusione ideale di questo nostro viaggio, tutto italiano, nelle “realtà apparenti” del cinema.

Roberto Ferretti


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