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Martedì 22 maggio – La donna scimmia (di M. Ferreri)

maggio 18, 2012

La rassegna dedicata al grottesco nel cinema italiano prosegue martedì 22 maggio con “La donna scimmia” (1964, 92′) del caustico maestro Marco Ferreri. Ispirato alla vicenda di una donna realmente ipertricotica, la messicana Julia Pastrana, il film partecipò in concorso al 17° festival del cinema di Cannes e vinse il Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale.


Ugo Tognazzi interpreta il ruolo di Antonio Focaccia, un quarantenne abituato a tirare avanti vivendo di espedienti. Un giorno nella cucina di un convento incontra Maria (Annie Girardot), una donna incredibilmente ricoperta di peli. Intuendo la possibilità di sfruttarla come fenomeno da baraccone per far soldi, riesce a convincerla a seguirlo e la sposerà anche per potersela tenere sempre accanto. Ad un certo punto finirà persino per innamorarsene.
Del film, che mette alla berlina le convenzioni matrimoniali borghesi e l’interesse economico che ne erano alla base, scrisse Tullio Kezich sulla Settimana Incom (9, 1964): «”La donna scimmia” assomiglia a “La strada” più che a qualsiasi film. [...] Tognazzi, che i più hanno trovato un po’ debole in questo film, ci sembra invece esemplare nella sua ambiguità di uomo medio, né buono né cattivo, legato al carro di un sistema dal quale non può assolutamente sciogliersi; non meno convincente di una Annie Girardot patetica e coraggiosa.»
Piccola Fenice, ore 21,15.

Martedì 13 marzo – Rififì (di J. Dassin)

marzo 10, 2012

Il secondo appuntamento della rassegna dedicata al “Noir” è per martedì 13 marzo con il film “Rififì” (116′, 1954) diretto da Jules Dassin. Il film è considerato ancora oggi un capolavoro e decisamente uno dei migliori film del genere noir francese. Il titolo originale della pellicola, la prima di Dassin cinque anni dopo l’accusa di comunismo che lo ostracizzò negli Stati Uniti (erano gli anni del cosiddetto Maccartismo), è “Du rififi chez les hommes” ed è un adattamento dell’omonimo romanzo di Auguste le Breton. Realizzato in Francia, segna un punto di svolta sia per il genere francese, sia per Dassin che riceve il premio come miglior regista al Festival di Cannes 1955.

La trama è incentrata su un colpo grosso in una gioielleria di Rue de Rivoli a Parigi. È il tipico tentativo di colpo perfetto e impossibile. Il culmine di questa vicenda e del disegno registico è la famosissima sequenza di mezz’ora che racconta il crimini nei dettagli, senza dialoghi né musica, in un silenzio ipnotico. Nel cast figurano Jean Servais come l’attempato gangster Tony le Stéphanois, Carl Möhner nei panni di Jo le Suédois, Robert Manuel nei panni di Mario Farrati e lo stesso regista Dassin nei panni di César le Milanais. Molto apprezzate furono inoltre la fotografia di Philippe Agostini e le musiche di Georges Auric.

A chiudere il mese all’insegna del noir francese ci sarà l’incontro con l’esperto Pasquale Pede, previsto il 30 marzo. Questa rassegna è realizzata in collaborazione con la Fondazione Rossellini.
Piccola Fenice ore 21,15.

Martedì 17 gennaio – La fontana della vergine (I. Bergman)

gennaio 14, 2012

il prossimo appuntamento con Ingmar Bergman è per martedì 17 gennaio con il film “La fontana della vergine”, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero nel 1961, il Golden Globe e la Menzione speciale al Festival di Cannes del 1960. Come sempre splendide le immagini in bianco e nero di Sven Nykvist, il prezioso collaboratore alla fotografia che seppe dare forma in molti film alle visioni di Bergman.

Girato nel 1960, la storia si ispira ad una antica leggenda svedese e l’ambientazione è medievale: Karin, giovane donna appena adolescente, viene stuprata e uccisa da tre pastori in un bosco. I tre malfattori, poco dopo cercano rifugio proprio nella casa del padre della vittima, Töre, a insaputa di tutti. Quando la serva che accompagnava Karin riesce a rientrare a casa, riconosce i tre disgraziati e avverte il padrone, il quale non tarda a operare la sua vendetta uccidendo i tre briganti. Più tardi, la serva Ingeri conduce la famiglia della giovane Karin nel luogo dove è stata uccisa e mentre cercano di spostare il suo cadavere per poterla seppellire degnamente, dal punto del terreno su cui era poggiata la testa, una sorgente d’acqua inizia a sgorgare. Tra le opere maggiori di Bergman, sembra essere il solo film in cui l’intervento del divino, a cui il padre della vittima si rivolge, sia concreto, tanto da operare il miracolo della Fontana della vergine.
Le scene dello stupro e della vendetta furono censurate. Tra gli interpreti troviamo Max von Sydow nel ruolo del padre Töre, Birgitta Pettersson nel ruolo della giovane Karin e Gunnel Lindblom nei panni della serva Ingeri.

Piccola Fenice, ore 21,15.

Martedì 10 gennaio – Sussurri e grida (di I. Bergman)

gennaio 7, 2012

La rassegna dedicata al grande regista svedese Ingmar Bergman prosegue martedì 10 gennaio con “Sussurri e grida”. Il film uscì nel 1972 e fece subito incetta di premi internazionali tra cui quello della Commissione superiore tecnica al Festival di Cannes nel 1973. Tra gli altri, un anno più tardi conquistò anche l’Oscar alla migliore fotografia (Sven Nykvist, già fido collaboratore del cineasta svedese) e il Donatello 1974 al miglior regista straniero, oltre al David speciale agli interpreti Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Liv Ullmann e Kari Sylwan. Dall’Europa agli Stati Uniti, questa pellicola di Bergman ha raccolto riconoscimenti per la regia, la sceneggiatura, la fotografia, gli attori. Per alcuni è il film più bello di Bergman, complice anche la straordinaria fotografia di Nykvist che dà corpo alle visioni del cineasta.

Ispirato al teatro di August Strinberg, a detta dello stesso regista “Sussurri e grida” è l’unico film di quelli da lui realizzati che possa essere pensato a colori e nello specifico in rosso, cromatismo dell’anima. La storia è incentrata su Agnese, giovane donna colpita da un male incurabile e al cui capezzale vegliano freddamente le due sorelle Karin e Maria, assistite anche dalla badante Anna. Il film offre occasioni per analizzare l’anima femminile e il modo ambiguo a volte in cui questa reagisce alla sofferenza. È un film sul dolore e sulla pietà. Le due sorelle si rivelano fredde e distaccate sia nei confronti della sorella malata, sia nei confronti dei rispettivi mariti, rabbiose per un motivo o un altro. L’unica figura di cuore è la badante Anna, quella che porge sussurri alla moribonda Agnese e la consola, memore anche della perdita della giovane figlia. Alla morte di Agnese, la pia Anna viene però liquidata rapidamente dalle due sorelle piene di rancore, così come la proprietà dove Agnese viveva, una villa alla periferia di Stoccolma. Gli ultimi fotogrammi del film sono di un lirismo memorabile, proiettati nella ormai passata gioia delle tre sorelle giovani e spensierate insieme, sostenuti da una frase del profeta Geremia: “Quando le grida e i sospiri saranno passati”.
Piccola Fenice, ore 21,15

Rassegna Ingmar Bergman – Il settimo sigillo (martedì 3 gennaio)

dicembre 30, 2011

Il nuovo anno si apre con un omaggio a Ingmar Bergman: il mese di gennaio permetterà infatti di ammirare alcune delle più belle e significative pellicole della storia del cinema girate dal grande cineasta svedese. La rassegna inizia il 3 gennaio con “Il settimo sigillo” (96’), un film uscito nel 1957 e presentato al Festival di Cannes, dove si aggiudicò il Premio Speciale della Giuria, ex aequo con “I dannati di Varsavia” di Andrzej Wajda. Il film è ormai identificato con l’immagine fortissima della partita a scacchi tra l’essere umano e la morte.

Il protagonista è Antonius Blok, interpretato da Max Von Sydow: è un cavaliere che ritorno dalle Crociate in Terra Santa pieno di dubbi. Su una spiaggia lo attende la Morte, ma il cavaliere decide di sfidarla a scacchi in un’ultima vana illusione di poter prolungare il suo tempo. La partita si svolge nel corso di vari incontri e il cavaliere, nel suo viaggio verso casa, ha la possibilità di maturare una coscienza della vita e della morte diversa da quella di prima.
Girato nella riserva naturale di Scania in Svezia, il film è la trasposizione cinematografica di una pièce teatrale che Bergman aveva scritto per la sua compagnia di attori. Il titolo era “Pittura su legno”, perché nasceva dalla suggestione che alcune opere e alcune chiese ebbero sul Bergman bambino nei suoi viaggi con il padre predicatore. “La mia intenzione – racconta il regista in alcune pubblicazioni critiche su questo film – è sempre stata “dipingere” nello stesso modo del pittore di quella chiesa medievale, con lo stesso interesse obiettivo, con la stessa tenerezza e gioia. La risata degli esseri umani, il loro pianto, l’ululato della paura, i giochi, la sofferenza, il loro terrore della piaga, del giorno del Giudizio universale, della stella il cui nome è Assenzio. La nostra paura può essere di generi diversi, ma le parole per descriverla sono sempre le stesse…e i nostri quesiti universali permangono. La nostra domanda rimane”.

La rassegna proseguirà martedì 10 gennaio con “Sussurri e grida” (91’), il 17 gennaio con “La fontana della vergine” (89’), il 24 gennaio con “Scene da un matrimonio” parte I e il 31 gennaio si conclude con “Scene da un matrimonio”, parte II.
Piccola Fenice, ore 21,15.

Martedì 13 dicembre – La classe operaia va in paradiso (di E. Petri)

dicembre 10, 2011

Martedì 13 dicembre ci sarà il secondo appuntamento con la rassegna dedicata a Gian Maria Volontè: il film in programmazione è “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri (1971, 112′). L’anno seguente il film ricevette il Grand Prix al Festival di Cannes come miglior film e il suo protagonista, Gian Maria Volonté, ebbe una menzione speciale. Nello stesso anno il film vinse il David di Donatello e il Nastro d’Argento per la miglior attrice protagonista (Mariangela Melato) e il miglior attore non protagonista (Salvo Randone). Molte furono però anche le proteste e le polemiche suscitate da questa pellicola. Scritto insieme a Ugo Pirro, il film portò infatti la cinepresa per la prima volta dentro a una fabbrica, per raccontare l’alienazione degli operai e il rapporto con le macchine, con il movimento studentesco e con i sindacati.

Protagonista delle vicende è Ludovico Massa detto Lulù interpretato da Gian Maria Volontè e affiancato da una sempre eccellente Mariangela Melato nei panni di Lidia, la sua amante. Lulù mantiene infatti due famiglie attraverso il lavoro a cottimo e un atteggiamento servile e stakanovista, incurante delle intossicazioni e dell’ulcera provocate fino a quel momento dal lavoro o dell’insoddisfazione che sente dentro. Finché un giorno, per via di un incidente in fabbrica, perde un dito. A quel punto realizza la sua condizione e si schiera con le proteste degli studenti. La fabbrica lo licenzia e tutto precipita. Anche il movimento studentesco e il sindacato lo abbandonano. L’alienazione di Lulù si trasforma pian piano in pazzia. Non è un caso che l’unico da cui riesce ad avere un po’ di conforto è Militina, un ex compagno di fabbrica finito in manicomio. Alla fine, Lulù riesce a riavere il posto di lavoro, ma l’alienazione è ormai totale e davanti ai compagni, sovrastando il rumore assordante delle macchine, racconta il paradiso della classe operaia. Le musiche per il film furono scritte da Ennio Morricone e la scenografia da Dante Ferretti, due maestri del cinema.
Inizio ore 21.15, Piccola Fenice.

Martedì 29 novembre – Morte a Venezia (L. Visconti)

novembre 26, 2011

Con martedì 29 novembre si conclude la prima rassegna cinematografica della stagione intitolata “Note d’autore”. Il critico senigalliese Roberto Ferretti, curatore della rassegna, introdurrà e commenterà il quarto film da lui scelto: Morte a Venezia di Luchino Visconti (130’).


Le musiche scelte da Visconti sono state in prevalenze composte da Gustav Mahler, la cui vita aveva in parte ispirato lo stesso scrittore tedesco per il romanzo e il suo protagonista, anche se il modello principale è costituito dal poeta omosessuale tedesco August von Platen. Tra le musiche dal vivo anche brani da La vedova allegra di Lehar.
Ispirato all’omonimo romanzo di Thomas Mann e premio speciale a Cannes nel 1971, il film è ambientato al Lido di Venezia e ha per protagonista il compositore Von Aschenbach (in Mann era uno scrittore), che si reca in Italia per un lungo periodo di riposo dopo una crisi cardiaca. In questo ambiente singolare nota un giovane polacco, Tadzio, il cui pensiero lo turba profondamente.
Gli interpreti principali sono Dirk Bogarde, Romolo Valli, Marisa Berenson, Björn Andresen e Silvana Mangano.
Ore 21.15, Piccola Fenice.

L’arte al cinema – Il mistero Picasso (di H.-G. Clouzot)

aprile 23, 2011

Martedì 26 aprile inizia la rassegna dedicata a “L’arte al cinema – I grandi artisti dell’arte attraverso l’occhio del cinema”. Ad aprirla sarà il documentario “Il mistero Picasso” di Henry‐Georges Clouzot (durata 78′).


Si tratta di un film del 1956 diretto da Henri-Georges Clouzot, basato sulla biografia di Pablo Picasso che veste i panni di sè stesso, così come il regista e Claude Renoir (alla fotografia). Presentato in concorso al 9º Festival di Cannes, il documentario vinse il Premio Speciale della Giuria. È considerato il primo vero film sulla pittura nella storia del cinema e arrivò in Italia nel 1961. Il “mistero” è quello della creazione, della nascita di un quadro minuto dopo minuto, ripresa e resa anche con tecniche di montaggio che attivano la suspense e il senso di attesa legato all’arte di Picasso. Dice il pittore: “Bisognerebbe poter mostrare i quadri che sono sotto i quadri”. In questo il regista Clouzot è particolarmente abile. Così come è dalla critica considerato abile in questo documentario a colori nell’esprimere il gusto per la ricerca cromatica e plastica. C’è ovviamente una buona dose di teatro, di provocazione, di illusionismo. Soprattutto nella seconda parte Clouzot ricorre al montaggio per eliminare qualche fase del quadro e accelerare il ritmo. Trucco lecito perché non falsifica la realtà, ma le dà una forma, un tempo spettacolare. A stregone, stregone e mezzo.

L’ora di religione – Marco Bellocchio

gennaio 18, 2011

Martedì 18 gennaio, prosegue alla Piccola Fenice, la rassegna “Rabbia e passione” dedicata alla filmografia di Marco Bellocchio, nell’ambito della Stagione cinematografica 2010-2011 di Senigallia. Il secondo film di questa terza rassegna del cartellone a cura del Circolo Linea d’ombra, è “L’ora di religione”.

Uscito nel 2002, il film “L’ora di religione” ha fatto molto parlare di sé.
Il protagonista  Ernesto Picciafuoco, interpretato da un convincente Sergio Castellitto, è un pittore, non credente, che da molto tempo ha preso le distanze dalla famiglia invece molto credente (parenti in ambito religioso, un fratello matricida e psicolabile), affrancandosi dallo status di nobiltà decaduta a cui invece i suoi familiari si attaccano. Venuto a sapere da un prete che la propria madre sarà beatificata, l’uomo si trova ad affrontare la burocrazia ecclesiastica e i vecchi nodi della famiglia, ora ansiosa di sfruttare a livello economico la santificazione e di ritrovare così il prestigio perduto.
Il processo era iniziato tempo prima, a sua insaputa, sostenuto dal resto della famiglia. Intanto il piccolo figlio di Ernesto decide di frequentare l’ora di religione per non essere discriminato dai compagni a scuola. Ernesto conosce la maestra di religione e la vicenda prosegue nel confronto rinnovato tra la scelta di non credere e il contesto profondamente o ipocritamente credente.

Il film ha vinto diversi premi: menzione speciale della giuria ecumenica al Festival di Cannes, 4 Nastri d’argento per regista del miglior film, miglior soggetto, migliore attore protagonista e migliore sonoro in presa diretta, David di Donatello 2003 per la migliore attrice non protagonista (Piera Degli Esposti) e European Film Awards 2002 per il miglior attore.

L’inizio delle proiezioni è previsto alle 21.15. Ingresso con tessera.

In the mood for love – Wong Kar-Wai

dicembre 22, 2010

Domani, giovedì 23, proietteremo “In the mood for love” (2000) di Wong Kar-Wai. Indicato dal British Film Institute Sight & Sound come uno dei 30 film chiave del primo decennio del XXI secolo, “In the Mood for Love” si è aggiudicato moltissimi premi: migliore interpretazione maschile (Tony Leung) al Festival di Cannes 2000 e Coppa Volpi al Festival di Venezia 2000, miglior film internazionale all’European Film Awards 2000, miglior film straniero in lingua straniera al Grand Prix tecnico British Independent Film Awards 2001, Premio César 2001 come miglior film straniero.

La vicenda è incentrata sulla scoperta che i due rispettivi coniugi tradiscono Chow Mo-Wan e Su Li-Zhen (la diva Maggie Cheung) e sul rapporto che sul rapporto che si instaura tra loro, vicini di casa nella Hong Kong del 1962. Un film elegante, poetico, sottolineato dalle intense composizioni musicali di Michael Galasso e Shigeru Umebayashi (da non dimenticare il colore d’epoca dato dall’esecuzione della celebre “Quizàs, quizàs” da parte di Nat King Cole) capaci di accompagnare e rivelare gli stati d’animo, il mood appunto, dei protagonisti in bilico tra il recente passato difficile da accettare e la sensualità che si insinua con insistenza nel presente. Un ruolo di primo piano ha la fotografia, morbida e luminosa, che incrementa la partecipazione emotiva dello spettatore.
Non perdetelo: Piccola Fenice, ore 21.15.


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