L”anno scorso festeggiammo i cento anni dalla nascita di Akira Kurosawa, uno dei più grandi registi del Novecento. L’omaggio a uno degli ultimi discendenti di una nobile famiglia di samurai continua a partire dal 5 aprile con “Rashomon”. Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, i suoi film sono considerati dei cult in tutto il mondo. Inizia come assistente sceneggiatore nel 1936 e finisce la sua storia cinematografica come autore solo nel 1998, anno della sua morte dopo una carriera lunghissima.
“Rashomon” esce nel 1950. Non particolarmente acclamato in patria, fu il film che diede a Kurosawa la notorietà internazionale: prima in Italia, vincendo il Leone d’Oro alla 16ª Mostra di Venezia come miglior film, poi nel resto del mondo. Tra i premi internazionali poco dopo, con questo film Kurosawa raccolse infatti anche l’Oscar al miglior film straniero (ad honorem). Il film contribuì inoltre alla notorietà del talento attoriale di Toshiro Mifune. La sceneggiatura è ricavata da due racconti di Ryunosuke Akutagawa (Rashomon e Nel bosco).
In una giornata di pioggia, alcuni personaggi si fermano a parlare sotto “la porta Rasho” (=Rashomon), una delle due principali porte di accesso alla città di Kyoto, capitale per un millennio dell’impero nipponico. Raccontano quanto accaduto poco tempo prima, cioè lo stupro della moglie di un samurai e l’uccisione del samurai stesso per mano di un brigante, mentre la coppia attraversava il bosco per recarsi al tempio. Diversi sono i testimoni e diverse le versioni, narrate attraverso flash-back, della storia in questione e nessuna combacia esattamente con l’altra. Sono tutte discordanti ma soprattutto false. Testimonianze e racconti resi per salvaguardare se stessi, più che per raggiungere la verità e la giustizia. Nei panni del bandito Tajōmaru c’è Toshirō Mifune, la moglie del samurai è interpretata da Machiko Kyō, la vittima samurai è Masayuki Mori e il boscaiolo senza nome Takashi Shimura. Al processo parlerà anche il monaco (Minoru Chiaki) che aveva incrociato la coppia prima dell’accaduto. Hollywood ne propose un remake in chiave western nel 1964, L’oltraggio, per la regia di Martin Ritt (con Paul Newman).
La confusione sulla verità e la tendenza dell’essere umano alla menzogna che Akira Kurosawa mostra in questo film, nasce anche dalla riflessione attenta sul cinema, strumento anch’esso di possibile menzogna attraverso l’immagine e le prospettive del racconto. Le versioni sull’accaduto nel bosco non sono infatti mostrate come tali, ovvero testimonianze personali e soggettive, ma risultano oggettivate e apparentemente inconfutabili.
Inizio ore 21.15.
Etichette: Akira Kurosawa, L'oltraggio, Leone d'Oro, Machiko Kyo, Martin Ritt, Masayuki Mori, Minoru Chiaki, Mostra del cinema di Venezia, Paul Newman, Rashomon, Ryunosuke Akutagawa, Takashi Shimura, Toshiro Mifune
aprile 5, 2011 alle 7:46 am
meraviglioso! costo del biglietto?
aprile 5, 2011 alle 9:37 am
Solo una tessera annuale di 5 euro che potrai fare all’entrata della Piccola Fenice