Il 6-7-8 maggio presso l’aula esterna del Collegio Tridente a Urbino si svolgerà il casting di “Oh, Italia”. La produzione cerca 20 attori professionisti e non, uomini e donne in età compresa tra i 30 e i 65 anni. Per contatti: 3385800808, 0722-322486, info@elaboratorium.net.
Archivio per aprile 2011
Casting docufiction “Oh, Italia”
aprile 29, 2011L’arte al cinema – Il mistero Picasso (di H.-G. Clouzot)
aprile 23, 2011Martedì 26 aprile inizia la rassegna dedicata a “L’arte al cinema – I grandi artisti dell’arte attraverso l’occhio del cinema”. Ad aprirla sarà il documentario “Il mistero Picasso” di Henry‐Georges Clouzot (durata 78′).

Si tratta di un film del 1956 diretto da Henri-Georges Clouzot, basato sulla biografia di Pablo Picasso che veste i panni di sè stesso, così come il regista e Claude Renoir (alla fotografia). Presentato in concorso al 9º Festival di Cannes, il documentario vinse il Premio Speciale della Giuria. È considerato il primo vero film sulla pittura nella storia del cinema e arrivò in Italia nel 1961. Il “mistero” è quello della creazione, della nascita di un quadro minuto dopo minuto, ripresa e resa anche con tecniche di montaggio che attivano la suspense e il senso di attesa legato all’arte di Picasso. Dice il pittore: “Bisognerebbe poter mostrare i quadri che sono sotto i quadri”. In questo il regista Clouzot è particolarmente abile. Così come è dalla critica considerato abile in questo documentario a colori nell’esprimere il gusto per la ricerca cromatica e plastica. C’è ovviamente una buona dose di teatro, di provocazione, di illusionismo. Soprattutto nella seconda parte Clouzot ricorre al montaggio per eliminare qualche fase del quadro e accelerare il ritmo. Trucco lecito perché non falsifica la realtà, ma le dà una forma, un tempo spettacolare. A stregone, stregone e mezzo.
Annullato il film di lunedì 25 (La notte di San Lorenzo)
aprile 22, 2011Per problemi tecnici dipendenti dalla copia in pellicola, siamo costretti ad annullare l proiezione del film “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani inizialmente previsto per lunedì 25 aprile.
Resta invece confermata la proiezione di martedì 26, su cui seguirà un’ulteriore comunicazione.
Cogliamo l’occasione di porgere a tutti gli auguri di buona Pasqua.
Omaggio ad Akira Kurosawa – Ran
aprile 18, 2011Con la proiezione del film “Ran” martedì 19 aprile si conclude l’omaggio ad Akira Kurosawa. Prodotto con la Francia e uscito nel 1985, “Ran” (caos, tumulto) è basato sulla tragedia “Re Lear” di Shakespeare. Il film riscosse talmente tanto successo a livello internazionale da essere considerato uno dei massimi raggiungimenti artistici di Kurosawa ricevendo plausi soprattutto per l’uso dei colori e per le potenti immagini, che hanno fatto parlare la critica di un “Kurosawa pittore”. La pellicola ha vinto il premio Oscar 1986 per migliori costumi (realizzati da Emi Wada), due National Board of Review Awards 1985 come miglior film e miglior regista, David di Donatello 1986 come miglior regista straniero. Molti apprezzamenti ebbe infine anche la musica, orchestrata su tratti mahleriani e soffusi, composta da Tōru Takemitsu.
La trama è incentrata su un attempato signore della guerra Hidetora, negli anni della Sengoku-era (1500), che ormai stanco decide di abdicare in favore dei suoi tre figli Taro, Jiro e Saburo. Proprio quest’ultimo, intuisce quali tragedie potranno scaturire da questa spartizione. Contrario alla decisione del padre, viene cacciato. Ma come aveva ben visto, gelosie, tradimenti, sete di potere e tragedie si susseguono.
I due fratelli rimasti eredi si combattono e uno dei due, Taro, viene ucciso in battaglia, mentre l’altro, Jiro, prende su di sé tutto ciò che resta, compresa la vedova. Nel frattempo il vecchio Hidetora impazzito inizia a vagare tra i boschi, accompagnato da uno scudiero e dal buffone. Il figlio diseredato Saburo si mette alla ricerca del padre, nonostante il fratello Jiro, che morirà sul campo, gli stia dando battaglia. Quando lo trova, Saburo viene però colpito a morte e anche il padre muore infine sul cadavere del figlio. Le campagne rimangono disseminate di cadaveri. L’unico superstite è il fratello della principessa Suè (la prima moglie di Jiro, da questi fatta uccidere), un giovane cieco, vittima sia di Hidetora che del fato che della crudeltà umana. La storia è basata sulla leggenda del daimyo (feudatario) Mōri Motonari, oltre che sulla tragedia shakesperiana.
Fu l’ultimo lavoro “epico” di Kurosawa, che disse “Ciò che mi ha sempre dato da pensare in King Lear è che Shakespeare non dà un passato ai suoi personaggi. In “Ran”, ho tentato invece di dare al re Lear una sua storia”. Una storia che coglie spunti anche da Macbeth, con gli elementi di follia, inganni, espiazione delle colpe. “Come Re Lear, Ran è una protesta contro l’ingiustizia e la sofferenza immeritata (quella di Hidetora però è meritata), un’interrogazione sul significato dell’erranza umana e del dolore, un saggio sulla decomposizione e il declino del mondo” (Aldo Tassone, Akira Kurosawa, Il Castoro Cinema-L’Unità, 1995). Questo film fu anche il più costoso film giapponese mai realizzato fino a quel momento, con un budget di 12 milioni di dollari.
Inizio ore 21.15.
Omaggio a Kurosawa – Il trono di sangue
aprile 11, 2011Continua la rassegna in omaggio ad Akira Kurosawa: martedì 12 aprile sarà proiettato “Il trono di sangue”, presentato alla Mostra di Venezia nel 1957. Ambientato nel Giappone medioevale del XVI secolo ritratto in bianco e nero, “Il trono di sangue” è un adattamento dell’opera shakespeariana “Macbeth”.
Due guerrieri di ritorno da una battaglia incontrano uno spirito che profetizza loro l’ascesa al potere prima e in un secondo momento anche l’invincibilità fino a che gli alberi della foresta non marceranno verso il castello. Assetato di potere, il nobile Washizu (uno splendido Toshiro Mifune), consigliato dalla moglie Asaji, uccide il Signore prendendone il posto e usurpando dunque il trono.
Durante i funerali però, i guerrieri scoprono il delitto e il nuovo sovrano, lacerato tra sensi di colpa e ambizione, ancora una volta istigato dalla moglie, combatte tutti quelli che lo ostacolano. Mentre durante un banchetto, l’ombra dell’assassinato re gli compare davanti facendo emergere in lui la follia e il terrore più per il regno dei morti che dei vivi, i suoi sudditi trovano la forza di reagire e ribellarsi. Un esercito marcia verso il castello per esautorare il traditore. Un esercito che agli occhi di Washizu appare come una foresta. I guerrieri infatti avanzano proteggendosi con rami di albero. In questo film, il regista Akira Kurosawa ricorse alla tecnica espressiva del teatro Nō fortemente basata sul silenzio. I dialoghi e i monologhi tipici dell’opera shakespeariana vengono dunque sostituiti con immagini e invenzioni visive.
Inizio ore 21.15.
Omaggio ad Akira Kurosawa – Rashomon
aprile 2, 2011L”anno scorso festeggiammo i cento anni dalla nascita di Akira Kurosawa, uno dei più grandi registi del Novecento. L’omaggio a uno degli ultimi discendenti di una nobile famiglia di samurai continua a partire dal 5 aprile con “Rashomon”. Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, i suoi film sono considerati dei cult in tutto il mondo. Inizia come assistente sceneggiatore nel 1936 e finisce la sua storia cinematografica come autore solo nel 1998, anno della sua morte dopo una carriera lunghissima.
“Rashomon” esce nel 1950. Non particolarmente acclamato in patria, fu il film che diede a Kurosawa la notorietà internazionale: prima in Italia, vincendo il Leone d’Oro alla 16ª Mostra di Venezia come miglior film, poi nel resto del mondo. Tra i premi internazionali poco dopo, con questo film Kurosawa raccolse infatti anche l’Oscar al miglior film straniero (ad honorem). Il film contribuì inoltre alla notorietà del talento attoriale di Toshiro Mifune. La sceneggiatura è ricavata da due racconti di Ryunosuke Akutagawa (Rashomon e Nel bosco).
In una giornata di pioggia, alcuni personaggi si fermano a parlare sotto “la porta Rasho” (=Rashomon), una delle due principali porte di accesso alla città di Kyoto, capitale per un millennio dell’impero nipponico. Raccontano quanto accaduto poco tempo prima, cioè lo stupro della moglie di un samurai e l’uccisione del samurai stesso per mano di un brigante, mentre la coppia attraversava il bosco per recarsi al tempio. Diversi sono i testimoni e diverse le versioni, narrate attraverso flash-back, della storia in questione e nessuna combacia esattamente con l’altra. Sono tutte discordanti ma soprattutto false. Testimonianze e racconti resi per salvaguardare se stessi, più che per raggiungere la verità e la giustizia. Nei panni del bandito Tajōmaru c’è Toshirō Mifune, la moglie del samurai è interpretata da Machiko Kyō, la vittima samurai è Masayuki Mori e il boscaiolo senza nome Takashi Shimura. Al processo parlerà anche il monaco (Minoru Chiaki) che aveva incrociato la coppia prima dell’accaduto. Hollywood ne propose un remake in chiave western nel 1964, L’oltraggio, per la regia di Martin Ritt (con Paul Newman).
La confusione sulla verità e la tendenza dell’essere umano alla menzogna che Akira Kurosawa mostra in questo film, nasce anche dalla riflessione attenta sul cinema, strumento anch’esso di possibile menzogna attraverso l’immagine e le prospettive del racconto. Le versioni sull’accaduto nel bosco non sono infatti mostrate come tali, ovvero testimonianze personali e soggettive, ma risultano oggettivate e apparentemente inconfutabili.
Inizio ore 21.15.


