gennaio 25, 2012
Ecco il comunicato-stampa del Comune di Senigallia.

In occasione della Giornata della memoria, venerdì 27 gennaio, la Stagione cinematografica di Senigallia (Marche – AN) in corso alla Piccola Fenice, a cura del circolo Linea d’ombra, propone un capolavoro della cinematografia mondiale: “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin. Inizio proiezioni alle 21.15. Ingresso con tessera.
La Stagione cinematografica 2011-12 promossa dal Comune di Senigallia e curata dall’associazione Linea d’ombra, prosegue nel mese di febbraio con alcuni tra i migliori film italiani in circolazione proposti in anteprima. Diretto, interpretato e prodotto da Charlie Chaplin, “Il grande dittatore” (The Great Dictator) è uno dei capolavori di Chaplin e certamente uno dei film che restano scritti nella storia del cinema internazionale. Oltre alla bellezza, alla comicità e alla capacità di coniugare parodia e poesia da parte di Chaplin, il film è notevole anche perché uscì nel pieno della seconda guerra mondiale, nel 1940, fornendo una puntuale satira del movimento nazista tedesco e delle figure emblematiche del periodo, in primis Hitler e poi Mussolini.
Non è un caso che fino al 1945 subisse la censura e fosse vietato in tutta Europa, anche se poi le vicende tra i belligeranti portarono comunque a permettere la proiezione a Londra nel 1941. In quello stesso anno, il film fu poi candidato all’Oscar ottenendo cinque nomination, tra cui miglior film e miglior attore (lo stesso Chaplin). Sorprendente era la somiglianza o meglio la capacità mimetica di Chaplin nel vestire i panni del Grande Dittatore tedesco e proprio su questo fu giocata anche la trama. Nelle scene finali, il protagonista, il tenero, eroico e smemorato barbiere ebreo fuggito dal campo di concentramento e innamorato di Hannah, viene confuso con il Führer Adenoid Hynkel (a quel punto caduto in acqua e rimasto senza la divisa, quindi a sua volta confuso col barbiere e portato in carcere). Tra le scene memorabili di questa pellicola ci sono il discorso improvvisato del Dittatore e la danza leggera con il mappamondo, giocata su musiche wagneriane (il preludio del Lohengrin).
Anche le musiche furono opera di Chaplin e adattate da Meredith Willson. Il discorso finale del barbiere nelle vesti del Dittatore è da applauso, tra inviti all’amore, alla libertà e all’uguaglianza.
dal Comune di Senigallia
www.comune.senigallia.an.it
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gennaio 21, 2012
Martedì 24 gennaio sarà proiettata la prima parte di “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman (la seconda parte sarà proposta martedì 31). Il film fu inizialmente girato come sceneggiato per la televisione e articolato in sei episodi (1973). Solo successivamente fu proposto anche per il cinema in una versione di 167 minuti. Entrambe le versioni furono curate dal cineasta svedese.

Girato prevalentemente in interni ed esempio magistrale di film basato sul dialogo e sulla parola più che sulle immagini, “Scene da un matrimonio” fu premiato come miglior film straniero dal Golden Globe 1975 e dal Kansas City Film Critics Circle Awards 1976.
La vicenda si svolge nell’arco di 10 anni e segue la vita di coppia dei due protagonisti Marianne e Johan. Sposati e con due figlie, i due sembrano apparentemente felici. Scoprono invece di non esserlo e la loro coppia pian piano si sgretola tra diminuzione della passione, tradimenti e tentativi di riconciliazione, recriminazioni e mascheramenti. Interpretato da Liv Ullmann (allora moglie di Bergman), che per questo film vinse il David di Donatello come miglior attrice straniera, e da Erland Josephson, il film è una lucida analisi delle dinamiche di coppia in un matrimonio, situazione in perenne bilico tra inferno e paradiso, che il regista sembra considerare piuttosto uno stato di purgatorio, specie se inteso come istituzione borghese e se vissuto senza la consapevolezza dell’individuo in evoluzione e senza dialogo.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: David di Donatello, Erland Josephson, Golden Globe, Ingmar Bergman, Kansas City Film Critics Circle Awards, Liv Ullmann, Scene da un matrimonio
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gennaio 14, 2012
il prossimo appuntamento con Ingmar Bergman è per martedì 17 gennaio con il film “La fontana della vergine”, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero nel 1961, il Golden Globe e la Menzione speciale al Festival di Cannes del 1960. Come sempre splendide le immagini in bianco e nero di Sven Nykvist, il prezioso collaboratore alla fotografia che seppe dare forma in molti film alle visioni di Bergman.
Girato nel 1960, la storia si ispira ad una antica leggenda svedese e l’ambientazione è medievale: Karin, giovane donna appena adolescente, viene stuprata e uccisa da tre pastori in un bosco. I tre malfattori, poco dopo cercano rifugio proprio nella casa del padre della vittima, Töre, a insaputa di tutti. Quando la serva che accompagnava Karin riesce a rientrare a casa, riconosce i tre disgraziati e avverte il padrone, il quale non tarda a operare la sua vendetta uccidendo i tre briganti. Più tardi, la serva Ingeri conduce la famiglia della giovane Karin nel luogo dove è stata uccisa e mentre cercano di spostare il suo cadavere per poterla seppellire degnamente, dal punto del terreno su cui era poggiata la testa, una sorgente d’acqua inizia a sgorgare. Tra le opere maggiori di Bergman, sembra essere il solo film in cui l’intervento del divino, a cui il padre della vittima si rivolge, sia concreto, tanto da operare il miracolo della Fontana della vergine.
Le scene dello stupro e della vendetta furono censurate. Tra gli interpreti troviamo Max von Sydow nel ruolo del padre Töre, Birgitta Pettersson nel ruolo della giovane Karin e Gunnel Lindblom nei panni della serva Ingeri.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: Birgitta Pettersson, Festival di Cannes, Golden Globe, Gunnel Lindblom, Ingmar Bergman, La fontana della vergine, Max Von Sydow, Oscar, Sven Nykvist
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gennaio 7, 2012
La rassegna dedicata al grande regista svedese Ingmar Bergman prosegue martedì 10 gennaio con “Sussurri e grida”. Il film uscì nel 1972 e fece subito incetta di premi internazionali tra cui quello della Commissione superiore tecnica al Festival di Cannes nel 1973. Tra gli altri, un anno più tardi conquistò anche l’Oscar alla migliore fotografia (Sven Nykvist, già fido collaboratore del cineasta svedese) e il Donatello 1974 al miglior regista straniero, oltre al David speciale agli interpreti Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Liv Ullmann e Kari Sylwan. Dall’Europa agli Stati Uniti, questa pellicola di Bergman ha raccolto riconoscimenti per la regia, la sceneggiatura, la fotografia, gli attori. Per alcuni è il film più bello di Bergman, complice anche la straordinaria fotografia di Nykvist che dà corpo alle visioni del cineasta.

Ispirato al teatro di August Strinberg, a detta dello stesso regista “Sussurri e grida” è l’unico film di quelli da lui realizzati che possa essere pensato a colori e nello specifico in rosso, cromatismo dell’anima. La storia è incentrata su Agnese, giovane donna colpita da un male incurabile e al cui capezzale vegliano freddamente le due sorelle Karin e Maria, assistite anche dalla badante Anna. Il film offre occasioni per analizzare l’anima femminile e il modo ambiguo a volte in cui questa reagisce alla sofferenza. È un film sul dolore e sulla pietà. Le due sorelle si rivelano fredde e distaccate sia nei confronti della sorella malata, sia nei confronti dei rispettivi mariti, rabbiose per un motivo o un altro. L’unica figura di cuore è la badante Anna, quella che porge sussurri alla moribonda Agnese e la consola, memore anche della perdita della giovane figlia. Alla morte di Agnese, la pia Anna viene però liquidata rapidamente dalle due sorelle piene di rancore, così come la proprietà dove Agnese viveva, una villa alla periferia di Stoccolma. Gli ultimi fotogrammi del film sono di un lirismo memorabile, proiettati nella ormai passata gioia delle tre sorelle giovani e spensierate insieme, sostenuti da una frase del profeta Geremia: “Quando le grida e i sospiri saranno passati”.
Piccola Fenice, ore 21,15
Etichette: august strinberg, August Strindberg, David di Donatello, due sorelle, Festival di Cannes, Harriet Andersson, Ingmar Bergman, Ingrid Thulin, Kari Sylwan, Liv Ullmann, premio Oscar, Sussurri e grida, Sven Nykvist
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dicembre 30, 2011
Il nuovo anno si apre con un omaggio a Ingmar Bergman: il mese di gennaio permetterà infatti di ammirare alcune delle più belle e significative pellicole della storia del cinema girate dal grande cineasta svedese. La rassegna inizia il 3 gennaio con “Il settimo sigillo” (96’), un film uscito nel 1957 e presentato al Festival di Cannes, dove si aggiudicò il Premio Speciale della Giuria, ex aequo con “I dannati di Varsavia” di Andrzej Wajda. Il film è ormai identificato con l’immagine fortissima della partita a scacchi tra l’essere umano e la morte.
Il protagonista è Antonius Blok, interpretato da Max Von Sydow: è un cavaliere che ritorno dalle Crociate in Terra Santa pieno di dubbi. Su una spiaggia lo attende la Morte, ma il cavaliere decide di sfidarla a scacchi in un’ultima vana illusione di poter prolungare il suo tempo. La partita si svolge nel corso di vari incontri e il cavaliere, nel suo viaggio verso casa, ha la possibilità di maturare una coscienza della vita e della morte diversa da quella di prima.
Girato nella riserva naturale di Scania in Svezia, il film è la trasposizione cinematografica di una pièce teatrale che Bergman aveva scritto per la sua compagnia di attori. Il titolo era “Pittura su legno”, perché nasceva dalla suggestione che alcune opere e alcune chiese ebbero sul Bergman bambino nei suoi viaggi con il padre predicatore. “La mia intenzione – racconta il regista in alcune pubblicazioni critiche su questo film – è sempre stata “dipingere” nello stesso modo del pittore di quella chiesa medievale, con lo stesso interesse obiettivo, con la stessa tenerezza e gioia. La risata degli esseri umani, il loro pianto, l’ululato della paura, i giochi, la sofferenza, il loro terrore della piaga, del giorno del Giudizio universale, della stella il cui nome è Assenzio. La nostra paura può essere di generi diversi, ma le parole per descriverla sono sempre le stesse…e i nostri quesiti universali permangono. La nostra domanda rimane”.
La rassegna proseguirà martedì 10 gennaio con “Sussurri e grida” (91’), il 17 gennaio con “La fontana della vergine” (89’), il 24 gennaio con “Scene da un matrimonio” parte I e il 31 gennaio si conclude con “Scene da un matrimonio”, parte II.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: Andrzej Wajda, Crociate, Festival di Cannes, I dannati di Varsavia, Il settimo sigillo, Ingmar Bergman, La fontana della vergine, Max Von Sydow, Morte, Pittura su legno, Premio Speciale della Giuria, Scene da un matrimonio, Sussurri e grida, Terra Santa
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dicembre 24, 2011
Dopo i due giorni di festa (buon Natale a tutti!), martedì 27 dicembre ci attende l’ultimo appuntamento con la rassegna dedicata a Gian Maria Volontè: lo vedremo protagonista del film “Todo modo” (1976, 120′), che il regista Elio Petri realizzò a partire dall’omonimo libro pubblicato due anni prima da Leonardo Sciascia.

Il film prosegue nella direzione dell’impegno civile che caratterizzò molte opere degli anni di piombo e descrive in toni cupi e contemporaneamente farseschi la classe dirigente italiana, ritrovando nel grottesco l’unica misura possibile per descrivere i tempi del compromesso storico. Il film infatti non fu ben accolto nel dibattito politico pubblico, criticato dagli esponenti democristiani e snobbato dai comunisti (“in pubblico i comunisti lo criticavano ma in privato mi confidavano che gli piaceva” dichiarò Elio Petri), in seguito oscurato dalla terribile vicenda del rapimento ed uccisione di Aldo Moro.
Mentre nel paese infuria un’epidemia, i capi politici, i grandi industriali e i banchieri si ritrovano in una sorta di eremo per i consueti esercizi spirituali annuali. Ma la pratica spirituale si rivela poca cosa: i litigi continui, gli scontri tra le correnti del partito riescono alfine in lotte per il potere ed eliminazioni fisiche e l’eremo si rivela una prigione. La figura del protagonista fu interpretata con fin troppa capacità mimetica da Gian Maria Volontè: “I primi due giorni di lavorazione di Todo modo furono cestinati da me,” dice Elio Petri, “d’accordo col produttore e con lo stesso Volontè, perché la somiglianza di Gian Maria con Aldo Moro era nauseante, imbarazzante, prendeva alla bocca dello stomaco.”
Insieme a Volontè sulla scena anche Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Michel Piccoli e Ciccio Ingrassia (vincitore del Nastro d’Argento nel 1976 come attore non protagonista). Il montaggio è di Ruggero Mastroianni, le scenografie di Dante Ferretti e le musiche, ispirate alle opere di Olivier Messiaen, di Ennio Morricone.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: Aldo Moro, Ciccio Ingrassia, Dante Ferretti, Elio Petri, Ennio Morricone, Gian Maria Volontè, Leonardo Sciascia, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Michel Piccoli, Nastro d'argento, Olivier Messiaen, Ruggero Mastroianni, Todo modo
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dicembre 17, 2011
Martedì 20 dicembre prosegue la rassegna dedicata a Gian Maria Volontè con “Sbatti il mostro in prima pagina” (93′). Girato nel 1972, il film mette in evidenza i discutibili legami tra stampa e politica, raccontando la manipolazione dell’informazione per fini personali e scandalistici.

Il regista Marco Bellocchio scelse di aprirlo con le riprese dal vivo di un comizio della “Maggioranza Silenziosa”, comitato anticomunista a cui aderivano esponenti democristiani, missini, liberali e monarchici, tra i quali si può riconoscere un giovane Ignazio La Russa. È l’8 marzo e il corpo violato e senza vita di una quindicenne liceale (come in un fatto realmente accaduto che occupà per mesi le prime pagine dei quotidiani) viene trovato in un prato fuori Milano. Tutta la stampa se ne occupa e per “Il Giornale” (l’omonima testata fu fondata due anni dopo da Indro Montanelli) si attivano due cronisti: il giovane principiante Roveda e il più esperto Lauri. Nel frattempo però, il caporedattore Bizanti, interpretato da un sempre credibile Gian Maria Volonté, sceglie di indagare da solo.
Tramite l’ex amante scontenta e isterica di un uomo della sinistra extraparlamentare, la bella Rita Zigai (Laura Betti), il giornalista Bizanti riesce a manipolare gli indizi per far ricadere le accuse sul politico stesso. Il giovane Roveda però non è convinto e continua le sue ricerche, fino a scoprire il vero colpevole. La rivelazione non piace al suo giornale che lo licenzia. Lo scoop infatti va tenuto per dopo le elezioni e usato come opportunità politica. Ombra nera sopra tutta la vicenda e consigliere del caporedattore de “Il Giornale” è il finanziatore del quotidiano, l’ingegner Montelli.
Alla sceneggiatura di questo discusso film, scritta da Sergio Donati, lavorò anche Goffredo Fofi, chiamato per dare coerenza e veridicità al contenuto e all’analisi politica. I costumi furono disegnati da Dante Ferretti e le musiche composte da Ennio Morricone. Il montaggio è a cura di Ruggero Mastroianni.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: Dante Ferretti, Ennio Morricone, Gian Maria Volontè, Goffredo Fofi, Ignazio La Russa, Il Giornale, Indro Montanelli, Laura Betti, maggioranza silenziosa, Marco Bellocchio, Ruggero Mastroianni, Sbatti il mostro in prima pagina, Sergio Donati
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dicembre 10, 2011
Martedì 13 dicembre ci sarà il secondo appuntamento con la rassegna dedicata a Gian Maria Volontè: il film in programmazione è “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri (1971, 112′). L’anno seguente il film ricevette il Grand Prix al Festival di Cannes come miglior film e il suo protagonista, Gian Maria Volonté, ebbe una menzione speciale. Nello stesso anno il film vinse il David di Donatello e il Nastro d’Argento per la miglior attrice protagonista (Mariangela Melato) e il miglior attore non protagonista (Salvo Randone). Molte furono però anche le proteste e le polemiche suscitate da questa pellicola. Scritto insieme a Ugo Pirro, il film portò infatti la cinepresa per la prima volta dentro a una fabbrica, per raccontare l’alienazione degli operai e il rapporto con le macchine, con il movimento studentesco e con i sindacati.

Protagonista delle vicende è Ludovico Massa detto Lulù interpretato da Gian Maria Volontè e affiancato da una sempre eccellente Mariangela Melato nei panni di Lidia, la sua amante. Lulù mantiene infatti due famiglie attraverso il lavoro a cottimo e un atteggiamento servile e stakanovista, incurante delle intossicazioni e dell’ulcera provocate fino a quel momento dal lavoro o dell’insoddisfazione che sente dentro. Finché un giorno, per via di un incidente in fabbrica, perde un dito. A quel punto realizza la sua condizione e si schiera con le proteste degli studenti. La fabbrica lo licenzia e tutto precipita. Anche il movimento studentesco e il sindacato lo abbandonano. L’alienazione di Lulù si trasforma pian piano in pazzia. Non è un caso che l’unico da cui riesce ad avere un po’ di conforto è Militina, un ex compagno di fabbrica finito in manicomio. Alla fine, Lulù riesce a riavere il posto di lavoro, ma l’alienazione è ormai totale e davanti ai compagni, sovrastando il rumore assordante delle macchine, racconta il paradiso della classe operaia. Le musiche per il film furono scritte da Ennio Morricone e la scenografia da Dante Ferretti, due maestri del cinema.
Inizio ore 21.15, Piccola Fenice.
Etichette: Dante Ferretti, David di Donatello, Elio Petri, Ennio Morricone, Festival di Cannes, Gian Maria Volontè, Grand Prix, La classe operaia va in paradiso, Mariangela Melato, Nastro d'argento, Salvo Randone, Ugo Pirro
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dicembre 2, 2011
La rassegna del mese di dicembre sarà dedicata a uno dei grandi attori italiani: Gian Maria Volontè. Cominceremo martedì 6 dicembre con il film “Giordano Bruno” per la regia di Giuliano Montaldo (1973, 123′).

Il film ha come soggetto princiaple gli ultimi nove anni della vita di Giordano Bruno, il filosofo nolano giudicato eretico e bruciato sul rogo a Campo dei fiori il 17 febbraio del 1600. Rivestito già molto giovane l’abito dei domenicani, si dedica ad approfondire la mnemotecnica, la filosofia e perfino la magia. Montaldo lo rappresenta fin troppo didascalicamente come una vittima del potere, in particolare delle azioni repressive dell’epoca controriformistica, quando non era possibile ritenere separati i cammini di scienza e fede.
Gian Maria Volontè fornisce un’interpretazione intensa del filosofo e della sua caparbietà. Charlotte Rampling recita la parte di Fosca.
La fotografia è di Vittorio Storaro, le musiche di Ennio Morricone.
Piccola Fenice, ore 21,15.
Etichette: Charlotte Rampling, Ennio Morricone, Gian Maria Volontè, Giordano Bruno, Giuliano Montaldo, Vittorio Storaro
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dicembre 2, 2011
Ecco in breve i titoli delle rassegne previste per la Stagione cinematografica 2011-12.
Il mese di gennaio sarà dedicato al grande regista svedese Ingmar Bergman. Febbraio è riservato, come d’abitudine, all’attesa rassegna “Anteprima cinema” che ogni anno propone titoli tra i più interessanti della stagione italiana in anteprima, spesso con la possibilità di incontrare il regista in sala. Incontro con l’autore invece a marzo per la rassegna sul cinema “Noir” in collaborazione con la Fondazione Rossellini: sarà ospite, infatti, Paquale Pede, autore del volume “Le radici del noir fra letteratura e cinema”. Si confermano la proiezione per la Giornata della memoria, il 27 gennaio con il capolavoro di Chaplin “Il grande dittatore”, per la Giornata del ricordo il 10 febbraio, con un documentario sulle foibe e per la Liberazione il 25 aprile con “Una vita difficile” di Dino Risi.
Il mese di aprile sarà dedicato al cinema di David Lynch. A maggio concluderemo la rassegna sul cinema grottesco italiano intitolata “Il guaio del cinema italiano” (film di Ciprì e Maresco, Ferreri e Citti).
Etichette: Anteprima cinema, Charlie Chaplin, Ciprì e Maresco, David Lynch, Dino Risi, Fondazione Rosellini, Giornata del ricordo, Giornata della memoria, grottesco, Il grande dittatore, Il guaio del cinema italiano, Ingmar Bergman, Le radici del noir fra letteratura e cinema, Marco Ferreri, Noir, Pasquale Pede, Sergio Citti, Una vita difficile
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